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Sarnese, solo un pari con il Manfredonia: delusione e silenzio stampa.

  • Immagine del redattore: Giuseppe Pastore
    Giuseppe Pastore
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

C’è un senso di amarezza profonda che accompagna questa domenica post match della Sarnese 1926. A dire il vero, è una sensazione che cresce settimana dopo settimana e che, dopo l’ennesima occasione sprecata, diventa quasi insostenibile per chi questa maglia la vive da sempre, sia sugli spalti del Felice Squitieri che nella vita di tutti i giorni. I numeri, però, non lasciano spazio a interpretazioni: quart'ultimo posto con 32 goal subiti, seconda peggior difesa del campionato insieme al Gravina, con la sola Acerrana (fanalino di coda) capace di fare peggio con 45. Una fragilità difensiva diventata una costante che accompagna la stagione e che finisce per vanificare qualunque tentativo di ripartenza. Fa specie pensare che nelle ultime cinque gare siano arrivati appena tre punti, un bottino misero in questo 2026 ancora privo di vittorie, nonostante gli investimenti. Risultati alla mano, l’ultima gioia risale al 14 dicembre scorso, oltre un mese fa, allo 0-4 di Francavilla: una prestazione che sembrava aver dato una direzione diversa alla stagione ma che in fin dei conti aveva illuso un po' tutti. L’ultima vittoria casalinga, invece, resta quella del 7 dicembre contro la Fidelis Andria, un 2-1 che oggi appare come un ricordo lontano e sbiadito. Ben tre allenatori si sono alternati sulla panchina granata nel tentativo di invertire la rotta, ma la realtà dei fatti è che la musica è rimasta la stessa, identica e per certi versi beffarda, con effimere illusioni di svolta che si sono puntualmente sbriciolate. La gara di oggi contro il Manfredonia, chiusa sull’1-1, è l’ennesima fotografia di una stagione amara: il goal di Felleca, il primo con questa maglia, avrebbe potuto rappresentare un nuovo inizio, ma è durato lo spazio di pochi minuti, perché il pareggio degli ospiti ha riportato tutto alla triste normalità. Ancora una volta un vantaggio non gestito nel migliore dei modi: simbolo di fragilità, fisica e mentale. La decisione di optare per il silenzio stampa racconta più di mille interviste e sottolinea un malessere evidente. La società del patron Pappacena è consapevole che da domani si entra in una fase della stagione rovente con il calendario che non concede tempo per riflettere o per leccarsi le ferite. Di fatti, le prossime tre partite delineano uno scenario che fa paura: la trasferta contro il Martina, terzo in classifica, seguita dal ritorno al Felice Squitieri contro il Ferrandina, per poi chiudere ad Aversa contro la Real Normanna. Un trittico che può diventare decisivo, nel bene o nel male, per capire quale strada prenderà davvero il campionato della Sarnese, se riuscirà a risalire la china o dovrà cominciare a sporcarsi le mani per evitare di retrocedere senza passare dai playout. Avevamo intuito già da tempo che la stagione avrebbe potuto trasformarsi in una lotta salvezza, ma a onor del vero gli ottimi risultati ottenuti all’arrivo di Campilongo avevano acceso una fiammella di speranza, oggi (anche se non del tutto) svanita. La difesa continua a concedere troppo, l’attacco manca di lucidità nei momenti chiave, ma la cosa che fa più male è la sensazione di smarrimento generale: una squadra che sembra non avere certezze a cui aggrapparsi. Da domani, il tecnico dovrà essere bravo a risollevare il morale di un gruppo che ha il compito ed il dovere di gettare il cuore oltre l'ostacolo per centrare l'obiettivo. E poco importa se non è più lo stesso di inizio stagione: adesso tocca salvare la categoria per ripartire più forti di prima.

Citando Spalletti: "Uomini forti, destini forti; uomini deboli, destini deboli. Non c'è altra strada."

Credits foto: Sarnese 1926

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